La giornata va sempre cominciata con l'annuncio del vangelo, altrimenti vince quello che succede, invece deve vincere la lettura della parola che riceviamo da Dio. A suggellare tutto questo c'è il comando di rallegrarsi di Paolo; al cap 65,19 è Dio che esulta per Gerusalemme. Questo non è contrapposto all'interpretazione cristiana che vede, nel servo, Gesù, perché in fondo è la stessa cosa. - Vessillo è lo stesso termine usato nei Numeri per indicare il palo su cui bisognava mettere il serpente di bronzo, termine che nell'AT rappresenta la croce. Il libro d'Isaia ci ha fatto vedere che non si esce dal tunnel anche se sembrava che dovesse succedere. - La cavalcatura leggera ricorda il puledro d'asina con cui Gesù entra in Gerusalemme. Non è così, ci vuole mitezza e umiltà di cuore ("imparate da me"). Sono giorni in cui il destinatario femminile è molto presente, è un invito a considerare la nostra relazione con Dio come quella dell'umanità sposa del Signore. E' un modo di Dio per giudicare il contrasto, è la presenza di popoli sazi. La parabola del fico che non produce frutto (domani è la Dom III di quaresima) è esemplare: Gesù ci prende in mano e ci cura. "Leggera" ricorda anche i messaggeri leggeri mandati ieri agli Etiopi. Le persone che non badano al gregge non vedono il patire di questo giusto. Anche "guardare il Signore" è difficile dire che sia un mutamento del cuore. Solo quando tutto viene ricevuto da Dio e Lui torna ad essere "il Maestro", allora tutto quello che prima ci occupava e preoccupava, anche se molto prezioso, svanisce. E' una sera opportuna per presentare ogni tremore, sconfitta e pianto, perchè Gabriele ha il compito di cantare la parola di Dio in ogni cuore, Michele di combattere la buona battaglia che consiste nel cacciare l'accusatore perché nessuno parli male del suo fratello, Raffaele, che è un Angelo viaggiatore, ci viene a dire che c'è ancora una strada di speranza e ci rivela l'amore di Dio che è Gesù. Il vangelo ci dice che la tentazione suprema è mettere Dio in tentazione. - Il testo diventa sempre più sorprendente: il vs 3 di seguito al vs 2 dice quanto è lontano dal nostro modo di pensare. Lo stupore e la meraviglia dei re possono anche essere negativi. Anche l'iniquo può tornare, perché sa che troverà misericordia. Non si può sfuggire a questa realtà. Alla fine c'è la potenza della Pasqua. Prega, ma non come noi che in genere chiediamo che Dio faccia qualcosa per noi. Non liturgie più o meno belle, ma un cuore che si china per vedere il piccolo che c'è nel fratello. Ieri abbiamo concluso il vangelo di Giovanni, oggi iniziamo il libro di Isaia: cosa li unisce? Fatica e dolore sono fecondi: saranno dati figli e figlie e molti riceveranno del bene. Chiediamo che il Signore ci illumini a cogliere il suo messaggio di speranza e di amore. C'è un chiaro messaggio circa il fatto di non confidare sulle nostre forze, ma abbandonarsi a Dio. I Salmi 95, 1 e 97, 1 dicono che quando si parla del "Canto nuovo" si parla di tutte le genti. - Ci sono due riferimenti pasquali nel testo di oggi. Senza questa unità ci saremmo trovati in difficoltà nel leggere certi testi di Isaia. - vs 11: "stenderà di nuovo la mano" richiama la prima volta, quella della liberazione dall'Egitto. Il colloquio con Dio è una condizione essenziale per tutti i cristiani. - Ieri il Signore, per mezzo del profeta Isaia, ci ha detto parole importanti riguardo l'energia di fecondazione della sua Parola. In 1 Pt 3, per confortare i fratelli che sono in grande tribolazione, Pietro dice di non aver paura della gente come fanno gli altri uomini, ma di temere Dio che è nei nostri cuori. Ma davanti al mistero di Dio, che è Gesù, ci svegliamo da tutte le nostre alienazioni e, stupiti, vediamo che ogni nostro cattivo pensiero era un incubo che nostro Padre fa svanire. Dio riempie tutto con la sua Parola, che interpella ciascuno. - Colpisce l'ultima parte del testo dove si avverte una specie di rigetto del Signore verso l'assurda consacrazione, una specie di farsa, con uno pseudo ministro. La Parola ha tutto in sè, ma determinante è il modo in cui noi ci incontriamo con essa. dice che è verme e non uomo e questo verme non morirà. - Testo pieno d'immagini a volte tragiche come la distruzione e desolazione delle citta, a volte positive come la sopravvivenza di un resto. L'ascolto della parola di Dio va considerato superiore a tutto ciò che la nostra presunzione pensasse di potergli offrire. 12-1-01 Is 40, 1-5; 1 Co 11, 17-22; Lc 13, 6-9 (Francesco). abbiamo ascoltato il dialogo fra Gesù e Simone: "Getta le reti!" Il Signore non ci risparmia prove e peccati proprio per manifestare la sua potenza. Nel vangelo il rapporto Signore/servo ha un evoluzione molto forte perché diventa la consegna del servo alle genti, un ulteriore rilievo dato alla sua mitezza. Bisogna rivolgersi a Dio con audacia, anche là dove sembra che non ci sia più niente da fare: nel profondo degli inferi e lassù nell'alto (se salgo in cielo là tu sei, se scendo agli inferi eccoti!). Al vs 15 si parla di una profondità del cuore che porta a nascondersi al Singore. Morte che è un modo di vigilare, come la preghiera che pure non ha senso per la sapienza del mondo. - Colpisce la severità del testo: come si può arrivare da questa severità alla guarigione del servo del centurione riportata dal vangelo? - Ci sono tante piccole paroline, infilate dal traduttore, che impoveriscono il testo. E' bello che il Signore si presenti come colui che vuol fare rivivere i cuori spezzati; quasi una rassicurazione per chi ha il cuore spezzato perché sarà accolto e consolato. Ai tempi d'Isaia la storia d'Israele era limitata alla pasqua, il fatto che Israele sia in Egitto al tempo d'Isaia, fa vedere che la condizione di dispersione e di schiavitù dura nel tempo. 29-1-01 Is 43, 14-15; 1 Co 15, 20-28; Lc 16, 9-14 (Giovanni), Io sono il Signore, il vostro Santo, il creatore d'Israele. La messa è infatti lo svolgersi del suo amore per noi e della nostra accoglienza di questo amore. Questo è il punto anche del testo di oggi. La fede forse è un grande vuoto, una grande assenza. C'è presente il mistero della Pasqua nell'aspetto di passione e di salvezza. - Ciò che salva Ezechia dalla morte è il suo grande pianto. - Il Signore tratta diversamente Israele per un suo disegno. E' una sapienza nuova, quella vera, che ieri l'Apostolo ci diceva essere lo spirito di Cristo. E il brano del profeta Isaia ci dice che non possiamo fare affidamento su ciò che abbiamo, anche se è stato ricevuto da Dio. Introduzione, traduzione e commento è un libro a cura di A. Mello pubblicato da San Paolo Edizioni nella collana Nuovissima versione della Bibbia dai testi originali: acquista su IBS a 42.10€! - La nube leggera è in contrasto con l'oracolo (in ebraico "peso"). Sembra che l'elezione del popolo avvenga nella "fornace" della povertà (vedi vangelo). In ogni istante indica la puntualità del guardiano che le dà da bere, la cura notte e giorno perché non sia punita. - vs 5: "io sono perduto", in ebraico può voler dire sia "essere rovinato", sia "essere ridotto al silenzio"; in greco può significare "essere compunto", quindi molto più ricco di significati rispetto all'italiano. La "canzone" per il re di Babilonia in realtà è una parabola che ci vuole mostrare una realtà nascosta: noi dobbiamo sentirci coinvolti. - Colpisce che al vs 21 si parli del sacerdozio esteso a tutti. Queste bestie forse non rappresentano solo Israele, ma tutte le popolazioni dei lontani. - E' importante riflettere sulle parole di oggi in rapporto con i vangeli della passione. Il vantaggio sarà il mangiare, il bere, il vestirsi; doni molto importanti, che per noi sono l'Eucarestia ed il Battesimo. 21-9-00 Is 5, 18-23; Ef 4, 1-13; Mt 9, 9-13 (Francesco), Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene. La misericordia dell'uomo è come il fiore del campo: non è solo la condizione misera della carne, ma è una qualità morale, è la poca fedeltà dell'uomo verso l'amore di Dio (pietas). 1. Chiediamo perdono in modo particolare per tutti i nostri peccati contro la carità. - Sembra che Dio ripeta sempre le stesse cose (" Sono io che vi ho creato", "non c'è altro Dio fuori di me", "gli idoli", "voi sarete salvati"). E' un Dio che di fronte alla povertà dell'uomo si avvicina e volge in compassione tutta la sua potenza. - Il vs 25 è un problema. Chiediamo che il Signore, nella sua misericordia, perdoni tutti i nostri peccati. C'è un rapporto di grande tenerezza fra Dio e il servo e quest'amore ricevuto diventa lo stile di comportamento del servo, la cui opera è opera di guerra, ma di una guerra nuova, condotta con le parole di chi lo ha guidato. Anche la speranza per i brontoloni (vs 24) la ritroviamo nel vangelo dove chi brontola è sempre visto in una prospettiva di salvezza. Ci sono diverse espressioni che richiamano il tema del rapporto fra superbia ed umiltà. Restando con Maria e le donne ai piedi della croce, abbiamo la grazia di rimanere nella festa di ieri (esaltazione della Croce). Nella lettera ai Corinti è Paolo che teme per il tradimento. - vs 3: "nudo e senza scarpe" perché questo sarà un segno. Il fatto che questo resto d'Israele venga accolto e preso per mano da popoli stranieri e accompagnato a casa, è una cosa del tutto nuova; una nuova creazione in un certo senso. - vs 4: "Io non sono in collera" dice il Signore, anche se noi siamo una generazione incredula, come dice il vangelo. Dopo non ci saranno più pagani e genti lontane, ma saremo un solo popolo. Destinatarie di quest'opera sono le figlie di Sion che rappresentano la corruzione d'Israele. Colpisce la stanchezza (Gerolamo traduce "molestia"): è la possibilità di portare la stanchezza fin dentro al mistero di Dio; è la stanchezza di Gesù all'ora sesta. Bello il parallelo di Ap 21, 23 "La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello" e di Ap 22,5 "Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà". Poi c'è la preghiera molto bella: "Se tu squarciassi i cieli e scendessi!" Se il pianto ha una direzione è una delle preghiere più importanti che si possono fare. - E' bello essere qui nella festa degli Angeli. "La bellezza dei piedi del messaggero", che sta ad indicare la bellezza di un movimento verso chi riceve il messaggio, quindi la concretezza del farsi vicino di Dio con la sua parola. Quindi anche chi è in perfetta buona coscienza può essere cieco. Non c'è contraddizione perché Gesù non si stanca mai di occuparsi di noi, la Samaritana riceve da lui vigore e forza per correre a dare l'annuncio ai suoi. Quest'opera è la Pasqua, è Gesù. - Tutti i testi di oggi celebrano una grande lode della Parola. - Colpisce il gioire ed esultare del Profeta parallelo al rallegrarsi d'Erode. 2) Tutta la geografia dei nomi dei versetti di Isaia e le esortazioni ricordano la vastità e la potenza di penetrazione di papa Giovanni. E' il passaggio dal regime della legge a quello del perdono. - La Regola ci ha appena ricordato l'invito di santa Teresina a cercare Dio solo. Nessuno è a posto, ma chi spera nel Signore riprende forza e tutti siamo invitati al grande banchetto di Dio. - Di tutte le conseguenze della vanagloria, colpiscono due cose: la nudità del capo (vs 17), che richiama il fatto che ognuno deve essere rivestito di Cristo, e la desolazione (vs 26). C'è la signoria del Signore su tutto, il suo disegno di salvare la sua creatura attraverso il suo servo, il suo Messia. - C'è per due volte la parola "iniziazione", termine che allude all'insegnamento e che va bene anche se bisogna eliminare l'idea di eccezionalità e di esclusione che di solito lo accompagna: è un insegnamento impegnativo, esteso a molti. Poi l'improvvisa apertura a tutte le genti: il compiacimento di Dio non lo isola, ma lo fa uscire verso le genti. "L'uomo nella prosperità non comprende" dice il Salmo, perché la ricchezza induce a confidare in se stessi e non in Lui. - E' una grande grazia la possibilità di celebrare la conversione di San Paolo attraverso le parole del profeta Isaia del brano di oggi. Anche al vs 4 dice che è finita l'arroganza; è sempre il verbo "sabat", il verbo del riposo che ritroviamo anche al vs 7: "riposa tranquilla tutta la terra". Possiamo contemplare con speranza la nostra miseria alla luce della potenza buona di Dio nella nostra storia. Bisogna vedere con gli occhi di Dio. La fede non è capire tutto, ma è avere bisogno di Dio. - La discussione su chi sia il più grande che troviamo oggi nel vangelo c'è sempre anche nella nostra vita. E' un grande invito alla speranza. L'ultima parte del testo ci ricorda che questa faccenda da Gerusalemme deve viaggiare fino ai confini della terra. Anche nell'incontro utopico con la natura è sempre il grande che deve abbassarsi: il leone mangia l'erba, il lupo dimora con l'agnello, ecc. Paolo è accecato quando viene la luce vera; è allora che perde la sua lucidità. Ma fa parte di questo disegno di fedeltà anche la sconfitta e quando il servo dice "invano ho faticato" diventa figura della Passione. Il verbo dell'adorare di vs 23 richiama il "gioire " del vangelo dopo la salita al cielo di Gesù. E si arricchisce anche di un nuovo elemento: le sentinelle, che in questa festa hanno una funzione importantissima. - La presenza delle donne e dello Spirito fa pensare a Maria ed allo Spirito Santo che la feconda e fa fiorire il deserto. - E' importante oggi che la Regola ci ricordi i quattro Santi ed in modo particolare Sant'Ignazio. Tutto va in crisi, tutto va in giudizio. - C'è un rapporto fra Israele ed il vangelo. Questo richiama Mt 11 quando Gesù ringrazia il Padre per aver nascosto le cose ai sapienti. Il testo del vangelo di oggi ci fa capire bene perché è nascosto. Lasciamoci consolare da Dio. Questo è lo scopo della sua Parola. Isaia invita a tener ferma la sua testimonianza, che ha ricevuta dal Signore; in questo senso va intesa la chiusura di cui parla. - Il raduno dei figli dispersi d'Israele e delle genti sembra essere il tema prevalente dell'ultimo tratto del libro d'Isaia. nel senso di cosa può venire dalla notte, che senso ha, o anche che speranza può venire da essa. 16-10-00 Is 13, 1-13; Gc 2, 18-26; Lc 6, 1-5 (Giovanni). L'"Io" che conclude il cap 41 è molto bello perché ci rimette nella proporzione giusta. - Ci possiamo chiedere se c'è continuità nel discorso che il Signore ci rivolge ogni giorno. - vs 5: la rivelazione della gloria del Signore avviene solo dopo che è stato fatto tutto il lavoro di appianamento delle strade per il ritorno del popolo del Signore. - Chi sono le sentinelle? Anche le parole di Paolo, che si compiace delle sue infermità, sono su questa linea. Il rovesciare dei troni richiama il Magnificat. Il motivo della consolazione è che è stato concesso il perdono dell'iniquità, è finita la condizione del popolo come oggetto della punizione, siamo entrati nella fase del perdono. Così in Giovanni, nella passione, quando Gesù dice "Sono io", tutti cadono a terra. E' il dispiacere dell'uomo davanti alla morte; in Israele c'è orrore per la morte ed attaccamento alla vita, che è profezia della resurrezione.

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